COS’E’ E COME SI ORIGINA

La frattura è un'interruzione nella continuità di un osso. Per quanto possano sembrare resistenti,le ossa  possono rompersi in risposta all’applicazione di una forza che superi la loro capacità di resistenza.

Può essere di origine:

traumatica: quando il trauma è superiore alla resistenza meccanica dell’osso che può rompersi nel punto esatto dove viene esercitata la forza oppure ad una certa distanza;

patologica: quando l’osso viene colpito da una patologia locale o generale come ad esempio l’osteoporosi;

da stress: a seguito di continue sollecitazioni sull’osso ed è tipica degli sportivi;

da contrazione: causate da una violenta contrazione muscolare che provoca un distacco osseo.

Molti possono essere i fattori di rischio che influenzano la probabilità di fratturarsi: l’età della persona, lo stile di vita, l’alimentazione, lo stato fisico dell’osso e del muscolare influiscono nell’incidenza della frattura.


TIPI DI FRATTURE

 


In base al meccanismo traumatico che provocano, le fratture vengono divise in:

trasversale (se la rima di frattura, cioè la linea di rottura, attraversa l’osso perpendicolarmente all’asse longitudinale);

obliqua (se la rima di frattura attraversa l’asse maggiore dell’osso in maniera obliqua);

spiroide (se la rima di frattura forma una spirale intorno all’osso, e in questo caso la frattura è la conseguenza di un trauma in torsione dell’osso);

da compressione (quando una parte dell’osso si arresta contro un ostacolo di una parte del corpo, come per le fratture dei corpi vertebrali)

da trazione o da strappo (provocate dalla trazione esercitata da un legamento o da un tendine sul punto di inserzione nello scheletro come le fratture della base del 5° metatarso del piede per azione del tendine peroneo breve)

comminuta è la frattura se l’osso è rotto in tante piccole parti.

— la frattura si dice ingranata quando i due frammenti si incastrano l’uno con l’altro (tipicamente a livello del collo del femore o dell’omero).

Nei bambini le ossa, che non hanno completato ancora il processo di calcificazione, in risposta a una forza esterna possono piegarsi e fratturarsi solo parzialmente: in questo caso si parla di frattura a legno verde (come nella rottura incompleta che si verifica quando si tenta di piegare un ramoscello verde).


CAUSE E FATTORI DI RISCHIO

L’incidenza della frattura può dipende da uno o più fattori di rischio. Conoscere questi fattori può ridurne notevolmente l’entità.

I fattori di rischio si distinguono, generalmente, in:

AMBIENTALI 

— pavimenti a cera scivolosi o bagnati;

— tappeti con bordi sollevati o che non aderiscono stabilmente al pavimento;

— mobili troppo alti che comportano il dover salire su scale o sedie;

— scale non fornite di corrimano o con gradini di diverse dimensioni;

— bagni con piatto doccia o vasca da bagno scivolose;

— fattori atmosferici (ghiaccio, neve, pioggia);

— impervietà stradali (buche sul marciapiede o in strada). 

FATTORI CLINICI 

— patologie che riducono l’equilibrio del paziente (artrosi cervicale, labirintite, ischemia cerebrale);

— deficit visivi;

— malattie croniche a carico dell'apparato locomotore (artrosi, artrite reumatoide, ecc.);

— malattie che provochino ipoperfusioe cerebrale (aritmie cardiache, improvviso calo della pressione arteriosa, atelosclerosi carotidea) 

— deficit della vista, scarsa coordinazione dei movimenti 

— uso di farmaci in grado di alterare lo stato di vigilanza (sedativi, ipnotici, antidepressivi, ecc.) o di alcool.


SINTOMI E DIAGNOSI

In generale i sintomi che si manifestano in caso di frattura sono: ecchimosi, dolore, tumefazioni, limitazione funzionale nei movimenti, gonfiore, ridotta mobilità, ferite sanguinanti (nel caso in cui si verifica una frattura esposta). 

Oltre all’esame obiettivo che viene effettuato dal personale medico del pronto soccorso, la diagnosi della frattura avviene attraverso radiografia Rx [http://www.my-personaltrainer.it/salute/radiografia.html](vengono effettuate in almeno due proiezioni e consentono di evidenziare la sede e la tipologia della frattura).

Nei casi dubbi o per eseguire una diagnosi differenziale possono essere utili anche la tomografia computerizzata (TC) e la risomanza magnetica (RM). 

L’arteriografia può essere necessaria nel caso in cui si sospetti un’ischemia o un’emorragia (es. da compressione o da lacerazione di un’arteria) nella zona interessata dalla frattura. 

Dopo aver diagnosticato la frattura è necessario seguire i seguenti trattamenti specifici:

— riduzione (nelle fratture dove risulta essere necessario);

— immobilizzazione dell’arto con un’ingessatura o con l’applicazione di un tutore per permettere all’osso di riformarsi;

— intervento chirurgico (nel caso in cui è necessario asportare dei frammenti ossei);

— assunzione di analgesici per attenuare la sintomatologia dolorosa;

— riabilitazione e fisioterapia.


QUALI SONO LE FRATTURE PIU’ DOLOROSE

Le fratture ossee sono sempre sinonimo di dolore ma ce ne sono alcune che sono decisamente più temute perché lungo è anche il percorso di recupero per tornare a fare quello che si faceva di norma prima dell’incidente.
Tra fratture più dolorose annoveriamo:

1. Frattura dell’anca
La frattura dell’anca è una di queste: lunghissimi sono i tempi di recupero e molto doloroso è anche il post frattura. Questo genere di rottura ossea è di regola molto frequente nelle persone anziane che hanno problemi di osteoporosi e per questo accusano fragilità del sistema scheletrico in generale.

2. Frattura del ginocchio
Questo tipo di frattura può riguardare diverse parti del ginocchio: quella più frequente è senza dubbio quella che riguarda la rotula, l’osso più anteriore del ginocchio. Il tipo di frattura (composta, esposta, comminuta o poliframmentaria) determina anche il tipo di intervento da mettere in pratica per tornare a camminare come prima (anche se molti di coloro che si trovano ad affrontare una rottura della rotula affermano di sentire leggero dolore nel camminare anche una volta portata a termine la guarigione). E’ questa comunque una delle rotture ossee più dolorose.

3. Frattura della tibia
La tibia è un osso che si trova negli arti inferiori e che in presenza di contrasti molto forti si può rompere. La frattura della tibia è una eventualità molto presente nella carriera dei calciatori che, proprio per il genere di sport che fanno, vengono spesso portati a contrasti duri con l’avversario e si espongono a forti rischi.

4. Frattura del bacino
In assoluto una delle fratture più dolorose e temute perché costringe a sopportare tempi di recupero molto lunghi. La frattura del bacino accade molto spesso nelle persone anziane ed è generalmente il risultato di una brutta caduta.

5. Frattura del perone
Anche questa, così come la frattura della tibia, è una eventualità che chi fa del calcio una professione si presenta spesso. Molto spesso la frattura del perone va di pari passo con quella della tibia e il motivo è facilmente comprensibile: le due ossa sono attaccate (il perone è però molto più sottile della tibia e quindi tende a rompersi anche con molta più facilità).

6. Frattura della caviglia
Un movimento sbagliato o un trauma importante possono provocare la frattura della caviglia che molto spesso coinvolge anche  i numerosi legamenti che la stabilizzano. Anche questo è un tipo di frattura molto doloroso per il quale serve generalmente l’intervento chirurgico.

7. Frattura del femore
Un’altra frattura (anche questa molto comune negli anziani, ma non solo in loro) è quella del femore. Può avvenire in modi, la causa più frequente è senza dubbio la caduta. Anche il periodo che segue un tipo di incidente di questo genere è molto lunga e particolarmente in salita, ecco perché è questa una delle fratture più dolorose e temute per l’uomo.

8. Frattura del polso
E’ questo un tipo di incidente molto comune e frequente soprattutto nelle persone anziane che denotano una certa fragilità ossea. Molto spesso allora basta un movimento sbagliato per sentire crac e trovarsi ad affrontare una frattura ossea. L’l’articolazione del polso è peraltro molto complessa ed ecco perché occorre non sottovalutare l’importanza della riabilitazione, necessaria per tornare a utilizzare il polso come prima dell’incidente.


FASI DI GUARIGIONE

La guarigione da un evento traumatico esitato in frattura procede secondo le seguenti tappe:

— riduzione dell'ematoma (tra 7-14 giorni), stabilizzazione della frattura, stimolo cellulare per la produzione di nuove strutture ossee;

— temporanea produzione di un tessuto di guarigione soffice ("tessuto di granulazione"). Questo fenomeno avviene in un periodo di tempo generalmente compreso tra le 4 e le16 settimane;

— sostituzione di questo tessuto con un altro tessuto duro ma temporaneo denominato "callo di ossificazione”;

— sostituzione del "callo" con un tessuto osseo lamellare ben orientato;

— il concomitante fenomeno di rimodellamento attraverso il quale l'osso recupera la sua forma originale (1 o più anni).