Apparato scheletrico / Osteoporosi

SINTOMI, CAUSE E CURA

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito l'osteoporosi tra le dieci patologie più significative al mondo; si stima che l'osteoporosi coinvolga 1 donna su 4 in età superiore ai 40 anni, 1 su 3 fra i 60 e i 70, e 2 su 3 oltre gli 80 anni (per un totale di 3,5 milioni di donne e 1 milione di uomini affetti). Bisogna sottolineare che tali dati sono tuttavia sottovalutati, poiché tale patologia è spesso clinicamente silente finché non si manifesta la sua complicanza più importante, ovvero la frattura. L'osteoporosi viene definita infatti "malattia silenziosa" in quanto, come l'ipertensione arteriosa, l'ipercolesterolemia, progredisce per diversi anni prima di dare segno di sé.

Le fratture femorali, vertebrali e del polso rappresentano le più tipiche fratture. Numerosi studi hanno tuttavia dimostrato che nei pazienti con massa ossea ridotta tutti i tipi di fratture risultano più frequenti. Inoltre, indipendentemente dal segmento scheletrico interessato, la probabilità di andare incontro a un'altra frattura  aumenta del 50-100% nei soggetti già fratturati. 

È utile iniziare a considerare l'osso come un tessuto vivo, che cambia e si rinnova durante tutta la vita, anche se con ritmi diversi; è proprio quando questo processo si altera che si parlerà di "malattia".


Sebbene l'osteoporosi proceda più velocemente con l'avanzamento dell'età, è possibile comunque adottare un corretto stile di vita, ridurre i fattori di rischio, modificare le abitudini alimentari, utilizzare supporti farmacologici al fine di prevenirne o rallentarne l'avanzamento.

Occuparsi quindi di "mantenere in salute" le nostre ossa sarà un processo che ci dovrà accompagnare per tutta la vita; solo agendo sui fattori che ne minacciano il buono stato, saremo in grado di garantire alle nostre ossa un buon turnover.


COS’E’ L’OSTEOPOROSI

L'Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l'osteoporosi come "una malattia sistemica dello scheletro, caratterizzata da ridotta massa minerale e deterioramento microstrutturale del tessuto osseo, con conseguente aumento della fragilità dell'osso e maggior rischio di fratture".

Vediamo di capire bene cosa significa questa definizione.
Viene definita "malattia sistemica" perché l'osteoporosi colpisce tutto il "sistema" scheletrico (sebbene le fratture siano più frequenti in alcune ossa), con una perdita progressiva di materiale osseo. E' una malattia che deriva dall'alterazione del normale ciclo vitale dell'osso stesso,detto "turnover", nel quale si assiste ad un deterioramento della "massa minerale" (ovvero viene modificata la quantità di minerali come sali di fosforo,… in esso contenuti). 

E' proprio la componente minerale che rende l'osso un tessuto duro, compatto, resistente agli urti e agli sforzi meccanici: al contrario un'eccessiva perdita renderà l'osso più fragile. La progressiva riduzione della massa ossea infatti, associata anche al deterioramento della struttura interna, "microstruttura", offre una minor resistenza nei confronti delle sollecitazioni meccaniche e dei microtraumi continui a cui è sottoposto l'apparato scheletrico, predisponendolo più facilmente alla frattura.

Quindi, una riduzione della massa e della densità ossea, misurabile tramite una semplice mineralometria ossea computerizzata (MOC), potrà  mettere in evidenza una prima fase di osteopenia ("impoverimento osseo") e in una seconda fase, più grave, di osteoporosi ("porosità ossea"). Nell'osteoporosi, non solo la quantità di sali minerali è ridotta ma,come abbiamo già detto, anche l'architettura microscopica interna dell'osso è alterata. Si parlerà invece di osteomalacia quando è presente una massa ossea di volume normale, ma con un ridotto contenuto minerale per un difetto di mineralizzazione delle ossa


METABOLISMO OSSEO: COSA ACCADE NELL’OSSO 

La particolarità del tessuto osseo è quella di essere fortemente mineralizzato; la componente minerale è composta in prevalenza da fosfato di calcio, carbonato di calcio e altri sali.

La presenza di minerali e la distribuzione delle componenti organiche conferiscono a questo tessuto spiccate proprietà meccaniche di durezza e di resistenza alla pressione, alla trazione e alla torsione. Inoltre, il notevole contenuto in sali di calcio, rende il tessuto osseo il principale "magazzino-deposito" del calcio, per le necessità metaboliche dell'intero organismo. 

La matrice organica dell'osso conferisce adesso un elevato grado di elasticità. In normali condizioni fisiologiche, il tessuto osseo, malgrado una apparente staticità, subisce un intenso rimodellamento, detto turn-over osseo, per tutto il corso della vita, e che continua anche dopo la fase dell'crescita. 

I protagonisti di questo turnover osseo sono due tipi di cellule: gli osteoblasti e gli osteoclasti (http://www.my-personaltrainer.it/fisiologia/osteoblasti-osteoclasti.html). I primi, gli osteoblasti, assicurano la fissazione di calcio nelle ossa favorendo la formazione di nuovo osso. Gli osteoclasti, sono responsabili del riassorbimento osseo, ovvero della distruzione del tessuto vecchio o danneggiato. Un perfetto equilibrio tra questi due processi determina il mantenimento della salute delle nostre ossa. 

In condizioni normali l'osso affronta quotidianamente il proprio turnover, alternando il riassorbimento di osso vecchio alla formazione di osso nuovo.  Questo serve per rigenerare le frequenti microfratture riportate durante le normali attività quotidiane, sostituendo l'osso vecchio con osso nuovo. Grazie a questo meccanismo, ben il 10% di uno scheletro adulto si rinnova ogni anno. 

L'età, lo stile di vita, l'alimentazione e fattori metabolici influiscono sulla velocità di questi due processi, determinando lo stato funzionale e metabolico delle nostre ossa. 

Quando la quantità di osso riassorbito non riuscirà ad essere compensata da una pari quantità di osso nuovo, inizia un processo lento e graduale il cui risultato generalmente porta ad una malattia nota come osteoporosi.

Qui le differenze in base al sesso sono marcate. Nelle donne, infatti, la fase di decremento è anticipata rispetto all'uomo e aumenta con la menopausa. Durante menopausa, il deficit di ormoni femminili determina un'alterazione del turnover osseo. Il riassorbimento quindi prevale sulla creazione di osso nuovo e il bilancio globale è negativo, con aumento di fragilità e del rischio di fratture. 

Le fratture per "fragilità ossea" sono localizzate principalmente: all'estremità prossimale del femore (coscia vicino all’anca), all'estremità distale del radio (avambraccio vicino al polso), alle vertebre (colonna dorso-lombare) e all'estremità prossimale dell'omero (braccio vicino alla spalla). Sebbene gli uomini possano vantare uno scheletro più robusto rispetto le donne e non subiscano il brusco calo ormonale dovuto alla menopausa, anch'essi hanno la possibilità di sviluppare l'osteoporosi. Gli uomini sono colpiti meno frequentemente delle donne e in età più avanzata (dopo i 65 anni). 


CAUSE E PATOLOGIE CORRELATE

L'osteoporosi è una malattia complessa, spesso la causa non è unica, anzi dipende dall'associazione di più elementi. Esistono diversi fattori di rischio [rimando alla tab 1]  e malattie associate [rimando alla tab 2] che possono causare un aumento della probabilità che l'osteoporosi si manifesti. Maggiore è il numero di fattori di rischio presenti in una persona, maggiore sarà la probabilità che questo individuo vada incontro prima all’osteopenia e poi all'osteoporosi.

TAB. 1

 


TAB. 2


SINTOMI E DIAGNOSI

La massa ossea in termini di densità scheletrica (BMD) può essere valutata con varie tecniche genericamente definibili come densitometria ossea (o Mineralometria Ossea Computerizzata: MOC). Attraverso questo esame è possibile stabilire se vi è un problema di osteopenia, osteoporosi o osteoporosi severa

Da questo esame possiamo rilevare due dati: 
T-score: è un valore che indica la densità delle ossa paragonata a quella di una persona giovane dello stesso sesso al massimo della sua densità ossea. Un valore T fino a - 1 Ds (deviazione standard) rientra nella normalità. Si parla di osteoporosi quando il valore T è uguale o inferiore a - 2,5 Ds.


 


Z-score: indica la densità delle ossa del paziente, paragonata a quella di un adulto sano dello stesso sesso, età e taglia. È il valore più importante quando si tratta di pazienti con più di 65 anni di età. Un valore Z fino a - 1 Ds è normale. Si parla di osteoporosi quando il valore Z è uguale o inferiore a - 2 Ds.

Secondo l'OMS i valori densitometrici, espressi in T-score, devono essere valutati secondo il seguente schema: 

La M.O.C. è consigliata sia alle donne dopo la menopausa, che a tutti i soggetti che presentano più fattori di rischio:
magrezza eccessiva, abitudine al fumo, cattivo assorbimento intestinale, storia familiare di fratture, assunzione di farmaci che danneggiano il tessuto osseo, diabete mellito, menopausa precoce, frattura spontanea o fratture multiple, deficit di estrogeni post-menopausa, ipertiroidismo.

L'esame densitometrico è indicato anche in caso di una diminuzione della statura, oppure incurvamento mento eccessivo della colonna vertebrale. Oltre alla MOC, potrebbero essere richiesti degli esami di laboratorio. 

Gli esami principali da effettuare nel sangue e nelle urine sono: calcemia, fosforemia, livello di paratormone (PTH), cortisolo, testosterone libero, somatotropina, 25-OH-vitamina D3, calciuria e fosfaturia delle 24 ore, fosfatasi alcalina ossea e protidogramma elettroforetico.
Le indagini strumentali quindi si avvalgono principalmente della mineralometria ossea computerizzata, della radiologia classica e della ossea.


PREVENZIONE E CURA

La prevenzione rappresenta l'approccio più razionale e moderno al problema dell'osteoporosi e all’insorgere delle fratture. Agire tempestivamente sulle cause e sui fattori di rischio permetterà di migliorare la qualità di vita, e limitare i costi sociali e sanitari.

Tra le misure di PREVENZIONE NON FARMACOLOGICA ricordiamo:

mantenere la postura corretta (Mantenimento della postura);

praticare attività fisica con regolarità (Attività fisica regolare);

evitare immobilità prolungata e cadute (Prevenzione delle cadute);

esporsi (con moderazione) alla luce solare e mantenimento di un buon livello di vitamina (Mantenimento livello di vitamina D);

evitare fumo, ridurre sale, caffè e alcolici (Fumo, sale, caffè, alcolici);

limitare il consumo di proteine animali (Limitare proteine animali);

mantenere un adeguato apporto di calcio e di tutti gli elementi costitutivi dell’osso (apporto di calcio);

mantenere nell'organismo un corretto equilibrio acido-base.

Mantenimento della postura. L'affermarsi dell'Homo sapiens e la conquista della stazione eretta hanno portato a profonde modificazioni anatomiche e sociali. Atteggiamenti posturali scorretti, stile di vita e tipologia lavorativa possono essere responsabili di sintomatologie dolorose. Fondamentale per un buono sviluppo e mantenimento osseo è mantenere un' equilibrata distribuzione dei carichi attraverso una corretta postura.

Attività fisica regolare. L'attività fisica è importante durante tutta la vita. Un adeguato esercizio fisico nei giovani consente di sviluppare una buona qualità ossea mentre negli anziani, un'attività fisica moderata (ad esempio camminare quotidiana)  può rallentare la perdita ossea e avere effetti benefici generali sulla salute e sulle capacità funzionali. Eseguire inoltre un esercizio regolare, migliora forza muscolare, agilità ed equilibrio, prevenendo così il rischio di cadute.

Prevenzione delle cadute. Dopo i 50 anni per evitare le cadute, oltre ad aumentare la forza fisica e migliorare l'equilibrio e l'andatura, è molto importante un controllo del peso. Può essere utile correggere la vista laddove si abbiano problemi di ridotta visione, e assicurarsi un'adeguata illuminazione in casa e durante la notte. 

Mantenimento del livello di vitamina D. Qest'ultima viene sintetizzata a livello cutaneo solo dopo esposizione ai raggi solari (basta un'esposizione giornaliera di viso e braccia per almeno 10 min); essa permette l'assorbimento del calcio a livello intestinale; La vitamina D è presente nel fegato, nel pesce azzurro, e, in minor misura, le uova, il latte e il burro. Poiché il fabbisogno giornaliero di vitamina D è difficilmente raggiunto negli anziani, un ruolo determinante è svolto dalla supplementazione.

Fumo, sale, caffè, alcolici. Un corretto stile è da consigliare a qualsiasi individuo a qualsiasi età. Il fumo ha diversi effetti dannosi sull'osso: aumenta la degradazione degli ormoni sessuali, accelera la menopausa e facilita la decalcificazione delle ossa. La caffeina è una bevanda acidificante che favorisce l'eliminazione del calcio dopo riassorbimento, è quindi meglio non eccedere. Le bevande L'abuso di alcool inoltre altera gli ormoni che regolano il calcio, riduce la formazione ossea e determina riduzione della massa ossea. Il sodio è un elemento introdotto in quantità eccessive nella nostra dieta, limitarne l'uso aiuta a prevenire l'osteoporosi, riducendo la perdita di calcio con le urine (calciuria).

Limitare proteine animali. Anche una dieta ricca di proteine costituisce un'importante fattore di rischio. Un eccessivo apporto proteico favorisce l'escrezione urinaria di calcio e porta ad una più rapida demineralizzazione ossea. Il processo è tanto maggiore nei soggetti che si nutrono prevalentemente di carne rispetto a quelli che assumono vegetali. Questo rende l'osteoporosi una patologia più presente nei paesi economicamente sviluppati.

Apporto di calcio: Un adeguato apporto di calcio in relazione all'età sembrerebbe essere il più importante fattore nutrizionale per il raggiungimento di un'ottimale massa ossea. Nella tab sono riassunti i range raccomandati.