PRINCIPI ATTIVI / Cranberry

VACCINIUM MACROCARPON L.
PROPRIETÀ E USI

Il cranberry o mirtillo rosso nordamericano è una pianta cespugliosa sempreverde originaria del Nord America che produce dei frutti rossi a forma di bacca di grandi dimensioni.

Questi frutti vengono abitualmente utilizzati in cucina sottoforma di gelatina e composte. Il succo prodotto dalla spremitura dei frutti viene utilizzato nella medicina tradizionale come antinfiammatorio e antibatterico urinario nella gestione delle infezioni semplici.

Studi scientifici recenti hanno messo in discussione l’efficacia di questi succhi nella prevenzione delle infezioni urinarie (Chocrane 2012: "Cranberry juice does not appear to have a significant benefit in preventing UTIs and may be unacceptable to consume in the long term."[1).

Sebbene non ci sia l’approvazione ufficiale, esistono diversi studi scientifici che ne esaltano le proprietà antibatteriche nei confronti del principale batterio patogeno responsabile delle infezioni urinarie, Escherichia coli e degli altri batteri fimbriati.


 

Cosa contiene:

  • 88% di acqua;

  • Miscela complessa di: proantocianidine, acidi organici, flavonoidi, vitamina C, catechine, triterpeni.

Proantocianidine A e B: azione antibatterica o antiossidante
Le proantocianidine (PAC) sono dei polifenoli stabili che fungono da sistema di difesa per la pianta contro i microbi e contro gli stress ossidativi. Esistono due tipi di proantocianidine, quelle di tipo A, con un doppio legame tra i polimeri e con potere antiadesivo nei confronti dei batteri, e quelle di tipo B, con un legame singolo tra i polimeri e con azione antiossidante.



Molti frutti contengono proantocianidine, ma solo pochi contengono quelle di tipo A; tra questi il mirtillo rosso americano è in assoluto il frutto con la maggior concentrazione di PACs1.

  • Frutto Concentrazione in PACs mg/100mg;

  • Cranberry 418;

  • Prugne 215;

  • Avocado 7,4.


AZIONE ANTIBATTERICA

I batteri fimbriati come Escherichia coli sono in grado di aderire alla mucosa della vescica contrastando l’azione di dilavamento provocato dal flusso urinario. Questa loro caratteristica giustifica la difficoltà con la quale vengono eradicati dall’ambiente urinario. 

Le proantocianidine di tipo A hanno mostrato la capacità di ridurre l’adesività del batterio alla mucosa.

Esse si legano saldamente alle fimbrie di tipo P (mannosio resistenti) dei batteri liberi e ne impediscono l’adesione ai glicolipidi dell’urotelio.

I patogeni non riuscendo ad attaccarsi alla parete della vescica sono più facilmente travolti dal flusso urinario ed eliminati durante la minzione.



QUALE DOSAGGIO È PIÙ EFFICACE?

Dopo l’uscita della review pubblicata in Cochrane che ne metteva in discussione l’efficacia, il succo di Cranberry è stato soppiantato dai prodotti ottenuti per disidratazione o estrazione. Esistono estratti a varie titolazioni che vanno dallo 0,5% al 30% e possono arrivare all’80% in proantocianidine (PAC). Le preparazioni al 30% sono quelle più utilizzate perché più vantaggiose nel rapporto costo-efficacia.

La maggior parte degli studi scientifici sul Cranberry ha testato l’efficacia del succo, pertanto si è reso necessario stabilire qual’è la dose di estratto secco più efficace.

Nel 1994 Avorn J et al. hanno pubblicato su JAMA un importante lavoro clinico che ha dimostrato l’efficacia clinica di 300 mL di succo di Cranberry su 153 donne anziane afflitte da cistite ricorrente.

Questo lavoro, i cui dati furono poi confermati anche da altri autori, fu sottoposto all’Agence Française de Sécurité Sanitaire des Aliments (AFSSA) perché esprimesse ufficialmente un’opinione sulle potenziali attività degli estratti di mirtillo rosso americano.

Nel 2004 l’AFSSA pubblicò parere favorevole: “il prodotto contribuisce a diminuire la capacità di adesione di determinati ceppi uropatogenetici di E.coli alle pareti del tratto urinario”.

Nel documento l’AFSSA dichiarò che l’attività era strettamente correlata alla presenza di almeno 36 mg di PAC.


AVVERTENZE

Il cranberry è considerato sicuro per prevenzione della cistite, però va segnalata la possibile interazione con il warfarin (Coumadin®), un anticoagulante abbastanza diffuso nella popolazione di età avanzata. Alcuni gravi episodi d’interazione sono stati segnalati in letteratura; se ne ritrova addirittura uno fatale, per emorragia pericardica e gastrointestinale.

La sua possibile azione emorragica ha spinto il Ministero della Salute a diramare un comunicato per limitarne l’uso, vietandolo in gravidanza.

Nonostante si consideri una terapia naturale è consigliabile attenersi ai dosaggi suggeriti e non eccedere nel consumo.