PRINCIPI ATTIVI / Potassio

Il potassio è il principale catione intracellulare, essenziale in quanto non sostituibile da altri elementi. Un uomo del peso di 70 Kg. ne contiene circa 140 g. di cui almeno il 95% è localizzato nelle cellule. La quota rimanente si trova nel liquido extracellulare, ad una concentrazione di 3,3-5,5 mEq (137-215 mg/l). Un milliequivalente di potassio (mEq.) corrisponde a 39 mg.


A COSA SERVE?

Il potassio svolge un ruolo essenziale per l’organismo e interviene nella maggior parte delle funzioni vitali. Regola il contenuto di acqua delle cellule e ne regola la pressione osmotica.
Insieme al sodio e al cloro regola gli equilibri acido-base cellulari: nell’acidosi metabolica il potassio esce dalla cellula mentre nell’alcalosi avviene il contrario.

  • In equilibrio con il calcio e il magnesio, contribuisce alla regolarità delle principali funzioni cellulari e soprattutto all’eccitabilità dei muscoli, del cuore e del sistema nervoso;

  • è indispensabile al miocardio, sul quale esercita un’azione diretta;

  • attiva i sistemi enzimatici intervenendo nella costituzione delle proteine;

  • interviene nella sintesi del glicogeno e quindi nella produzione di energia.


COME SI ASSUME?

Il potassio, essendo un costituente essenziale di tutte le cellule viventi, è contenuto in tutti gli alimenti. Le fonti alimentari più ricche di potassio sono rappresentate da cibi freschi non sottoposti a trattamenti di conservazione quali frutta, verdura e carni fresche.

  • 100 g. di verdura fresca contengono 200-400  mg. di potassio;

  • 100 g. di frutta fresca contengono 100-200 mg. di potassio;

  • 100 g. di banane contengono 380 mg. di potassio;

  • 100 g. di cioccolato contengono 420 mg. di potassio;

  • 1 litro di vino contiene 1040 mg. di potassio;

  • 1 litro di Coca-Cola contiene 520 mg. di potassio.


QUANTO NE SERVE?

L’apporto di un’alimentazione normale ed equilibrata va dai 2 ai 4 g. al giorno. Anche se la Dose Raccomandata Giornaliera (RDA) non è stabilita,  può essere raccomandato un apporto medio di 80 mEq/die (3,2 g/die) nell’adulto.

Inoltre, poiché apporti prolungati superiori a 150 mEq/die (5,9 g/die) possono essere pericolosi in soggetti con alterata funzionalità renale (Swales 1991) e non essendoci apparenti benefici con apporti superiori a tale valore in soggetti normali, si può indicare come livello massimo di sicurezza un apporto di 150 mEq/die (5,9 g.).

Tali livelli di assunzione corrispondono a quelli suggeriti dalla Commissione Europea (Commission of the European Communities, 1993).


QUANDO MANCA?

Un deficit plasmatico di potassio (ipopotassiemia) è relativamente frequente e può dipendere da uno squilibrio alimentare o da una forte perdita di liquidi a livello gastroenterico o urinario.
Le principali cause di un deficit di potassio sono:

  • vomito prolungato;

  • diarrea cronica;

  • abuso di lassativi;

  • dieta asodica;

  • assunzione prolungata di cortisonici;

  • acidosi diabetica;

  • uso di diuretici;

  • trattamento con inibitori dell’anidrasi carbonica (acetazolamide).


COME SI MISURA?

La potassiemia, cioè la concentrazione di potassio nel sangue, è l’unico dato disponibile sull’equilibrio potassico dell’organismo. E’ però un dato scarsamente attendibile perché la quasi totalità del potassio si trova nelle cellule e la sua concentrazione ematica non è in grado di esprimere un eventuale carenza intracellulare. Infatti una diminuizione della riserva di potassio delle cellule può accompagnarsi ad una potassiemia normale o anche aumentata. Tuttavia la sua caduta indica in genere un complessivo deficit di potassio che va pertanto corretto.


COSA SUCCEDE QUANDO MANCA?

Una carenza di potassio può provocare:

  • disturbi cardiaci (dilatazione cardiaca, irregolarità dell’elettrocardiogramma, aritmia);

  • debolezza e diminuzione del tono muscolare;

  • crampi;

  • rilassamento dello stomaco, atonia dell’intestino e della cistifellea con conseguente stitichezza;

  • intensa stanchezza;

  • alterazioni comportamentali: disattenzione, apprensione, sonnolenza;

  • anoressia, nausea;

  • alterazioni dell’equilibrio acido-base: disidratazione cellulare e formazione di edemi.


E SE E’ IN ECCESSO?

In presenza di una funzione renale normale è quasi impossibile indurre un eccesso alimentare di potassio. Un’intossicazione acuta di potassio può verificarsi per eccessiva somministrazione enterale o parenterale di potassio a livelli superiori a 450 mEq (17,5 g/die). L’iperkaliemia acuta può provocare arresto cardiaco.


QUANDO SI PRESCRIVE?

In tutti i casi di ipopotassiemia, di qualunque origine: gastrica, renale, farmacologica, (terapie con medicine che ne determinano la fuga, come diuretici, lassativi, corticoidi, digitale) e nei casi di aumentato fabbisogno (intensa attività fisica, sudorazione profusa, ecc.).


POTASSIO E IPERTENSIONE

Diversi studi hanno dimostrato che non è tanto un eccesso di sale alimentare (cloruro di sodio) a favorire l’ipertensione, quanto uno squilibrio del rapporto potassio/sodio nella dieta. La dieta dei paesi industrializzati contiene cioè troppo sodio e troppo poco potassio.

In natura il rapporto sodio/potassio è ancora più a favore del potassio (per esempio nelle patate è di 130/1, nelle arance 263/1 e nelle banane addirittura 440/1).
Esiste una correlazione inversa tra l’aumento della pressione arteriosa e l’assunzione di potassio o il rapporto di escrezione urinaria sodio/potassio. Infatti, un adeguato apporto di potassio è necessario per mantenere un’efficace omeostasi del sodio.

  • E’ stato dimostrato che soggetti giovani normotesi con scarso apporto di potassio (10 mEq/die) erano meno capaci di eliminare un carico di sodio di quando assumevano 90 mEq/die (3,5 g.) di potassio (Krishna et al., 1989).

  • Un aumento dell’apporto di potassio a 65-100 mEq riduce la pressione arteriosa in soggetti normotesi ed ipertesi ed aumenta l’escrezione urinaria di sodio (Cappuccio et al., 1991).

  • E’ stato calcolato che un aumento di apporto di potassio da 60 ad 80 mEq./die (da 2,3 a 3,1 g/die) dovrebbe determinare una riduzione di 4 mmHg della pressione sistolica media, e portare ad una riduzione del 25% dei decessi correlati all’ipertensione (Rose , 1986).